martedì 15 gennaio 2013

PERDERE LA SPERANZA


Oggi è una giornata di merda.

Come al solito, insomma. A volte mi chiedo il perché di tutto lo schifo che mi accade e che mi circonda, mi chiedo perché pur provando a fare qualcosa per cambiarlo resti sempre tutto piatto e, anzi, peggiori. Come una spiaggia prima di un maremoto, sembra libera e piena di spazio nuovo, ma poi sopraggiungono quei 10 metri abissali che pietrificano prima di portarsi via tutto. Tutto. Vita, speranza, fiducia, rispetto, amore, cordialità, disponibilità, generosità, bontà. Non pensavo di potermi ridurre a scrivere certe frasi. Purtroppo apparirà come il solito sfogo del 19enne disoccupato senza diploma (ne esistono altri? Sì? Menomale). Sembrerà anche che io stia mettendo le mani avanti, come mi hanno sempre sconsigliato di fare... ma con voi, sinceramente, cosa pensiate ci sia da fare se non metterle davanti, anzi, staccarmele e lanciarvele! Il pianeta mi disgusta e la gente che ne fa parte ne è la causa.

Ho discusso aspramente con mia madre e il lato peggiore di tutto ciò non sta nella lite durante cui ho dovuto gettare tutto per terra e alzare i toni quasi piangendo dal nervosismo, no. Il peggio è giunto quando, spiazzato, mi sono reso conto di avere di fronte un'altra delle tante persone che non mi capiscono. Un altro atteggiamento fermo, statico, che si ripete senza mai provare davvero ad interpretare. Il problema è che nella vita non ho capito cosa voglio IO da me, ma ho sicuramente appreso cosa vorrebbero gli altri.

Il mondo non è pronto per me e ne sono sempre più convinto. F dice che il mondo non è pronto per nessuno e nessuno è pronto per il mondo in risposta, ma io non credo proprio sia così. Quando scrivo "credo" lo do per certo, perché si basa tutto sulla mia esperienza... e di cosa potrei fidarmi di più ormai? Volevo solo il mio corso, il mio stage e il mio viaggio a Londra: questi erano i progetti. Come al solito, però, qualcosa mi doveva capitare. Così tutto è svanito, nel tempo di una brevissima telefonata, per una differenza di 3000 €. Cosa sono i soldi? Pezzi di carta che l'uomo brama da quando è cosciente che esistano, che nutrono e saziano i desideri golosi di tutti: e per chi ci sopravvive mese dopo mese, e per chi vuole concedersi ogni tanto una scarpa Prada o una maglietta Horace, e per chi ci si pulisce il culo avidamente.

Non riesco a trovare la spinta iniziale e chi mi sta intorno riesce solo ad inibirmi, paralizzarmi, umiliarmi secondo il proprio punto di vista. Io resto fisso, come probabilmente resterei di fronte all'aurora boreale. Resto fisso e provo a immaginare quei miseri umani discorsi come scie che veloci scivolano ai miei lati, dimenticando il procedimento mentale per cui si ascolta, recepisce, interpreta, elabora, e risponde. Sono fuori dal mondo e questo mi vuole barbone, mi vuole punire perché ho dei tempi diversi, perché mi sento strano al pensiero di un "diploma" nelle mie mani. Cosa si ottiene effettivamente? Un pezzo di carta, come lo chiamano in molti. UN PEZZO DI CARTA? Perché voi vorreste farmi credere che seriamente la volontà e l'assiduità con cui gli studenti dovrebbero raggiungerlo li porterebbe automaticamente ad avere una certa "maturità" per proseguire la vita? Di esame ne ho già fatto uno, per divertimento, quello delle scuole medie inferiori, infime e misere, anche. La tragedia che colgo io in tutto questo sembra quasi invece riempire gli effimeri o eterni buchi che la gente riesce a crearsi nelle giornate. Sapeste come ho passato io le mie ultime! Ad incontrare ragazzi, tanti ragazzi. Uno noioso che mi ha suonato la pianola dandomi le spalle, uno con un coso come si deve che mi ha dormito accanto stremato anche lui da questa penosa società, uno che mi ha proposto soldi, uno che non ho incontrato proprio. No, no, no. Io penso solo di voler trovare le parole per scrivere tutto quello che riesce a dipingermi (imbrattarmi) la giornata. Io voglio PACE, ma dove vivo? DOVE? DOVE? DOVE?

Oggi ho dovuto applicare seriamente la tattica di Sgarbi ("capra! capra! capra!"), non riuscivo a parlare porco cazzo, non ci riuscivooo! Non nel senso di non farcela per timore o che... proprio non ne avevo modo! UN MURO CAZZO, UN MURO. Con chi ho a che fare? Con persone che come prima minaccia riescono a dirmi che mi tolgono i soldi. Io non riesco a crederci, non voglio crederci. Non riesco a concepire come possa essere cresciuto così: con un padre che mi chiama frocio alle spalle ma dice di sentirsi escluso dai miei problemi, con una madre che ha sempre urlato "Me ne vado, me ne vado!" e con una sorella traumatizzata che è riuscita a trovare la soluzione nel credersi la paladina de 'sto cazzo, definendo tutto ciò che ha in famiglia come "non giusto, non quello, non quell'altro", ad impartire lezioni su lezioni di cui neanche riesce a comprendere il fine. IL FINE DOVREBBE ESSERE VOLERSI BENE E AIUTARSI, NON SFRACELLARE I COGLIONI A TUTTO IL MONDO. Belladecasa guarda che, come si dice, non nasciamo mica "imparati"! Io per primo ammetto di ritrovarmi nel vuoto più assoluto.

Io non voglio tutto questo, non so come uscirne e non so che farmene di questa vita ingiusta, dove a Chiara Ferragni sborsano migliaia di euro al mese per abbinamenti comunissimi e a me non mi nota nessuno, perché non ho passato mesi a pubblicizzarmi in ogni dove ma solo su Lookbook e un po' Facebook. Senza quella smania di allargarsi a mo' di grasso sottocutaneo, come quell'altra di "Onto my wardrobe": tesoro ma non senti quant'è cacofonico? "ONTO", ma va va!

Dopo ciò non so più che scrivere... Non voglio più farlo probabilmente. Perché chiunque penserebbe che sputo su quello che ho come un bambino capriccioso, che metto le mani avanti e che sono un vigliacco che non sa mettersi in gioco. Allora sì, pensino quel che vogliono. Io saluto tutti con un bel fanculo: delicato, raffinato e, soprattutto, DI FAMIGLIA.

Nessun commento:

Posta un commento

Scrivo per condividere, quindi lasciate pure una vostra impronta...