venerdì 15 febbraio 2013

A chi serviamo?

Oggi durante la colazione ho riflettuto come al solito sulla condizione umana, sotto il punto di vista della "condivisione", ma questa volta tendendo alla necessità, al bene e al male di avere qualcuno accanto. Pensavo che spesso riteniamo di essere poco utili a chi ci sta antipatico o con cui comunque non abbiamo un buon rapporto e di essere, invece, indispensabili per chi ci sta accanto e mostra di tenere a noi tanto quanto viceversa. Per un paradossale e contorto, ma semplicissimo, principio, però, in realtà io sono stato utile a tutti quei ragazzi che mi hanno chiamato "frocio" o che mi hanno deriso alle spalle, o che mi hanno fatto soffrire come un cane. Io più cretino di loro a soffrirne (ma come ho sempre pensato: soffro per il peso e la carica offensiva che attribuiscono alla mia condizione, non per la parola, che esprime poi un dato di fatto effettivo). Perché se non ci fossi stato, magari non avrebbero avuto quei 5 minuti di riso e sorriso. Mentre le persone che sono sempre più strette, quasi stufano... Quasi non le vorresti più perché devi condividerci i tuoi problemi e dimentichi che puoi divertirtici come con nessun altro. Anche se l'altro ieri ho letto "lo sconosciuto è un amico non ancora incontrato". Forse c'è da scrivere di più e meglio, perché non credo riuscirei ad essere amico di qualcuno che mi vuole morto solo perché mi piace il bastoncello tra le cosce. Certo così è sminuire i sentimenti, ma è per intendere che sono gay, anche perché non ho mai provato nulla che si spingesse ai confini del mio ideale (forse stereotipato) di "amore". 

Ne riparleremo, ho fatto la "pausa pranzo" (dal pc) e mi è passata l'ispirazione.

Facebokkatemi.

3 commenti:

  1. E' molto più facile essere amici di chi non ci conosce, dover assaporare solo le "gioie" e mai i dolori di un rapporto sincero. Una persona che ti vuole veramente bene accetta il buono e il brutto di te, stimandoti o criticandoti quando serve. La verità è che non lo scriviamo su un contratto se siamo veramente amici di qualcuno, lo scopriamo sentendo i nostri sentimenti man mano che il rapporto evolve. Il più delle volte dovremmo mettere la parola "fine" a un'amicizia, ma non la penso come te. Non siamo mai veramente soli, siamo un animale politico. L'importante è tenersi stretti gli amici veramente stretti, e crescere comporta capire quali lo siano veramente.
    Dario

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io non intendo dire che siamo veramente soli, nessuno lo è e lo sarà mai... L'avevo scritto già in un post mi pare. La ritengo una condanna umana quella di dover condividere ed essere "animali politici", però vedo che anche se in compagnia le scelte sono nostre e non so come dirlo ma si è soli, nel senso che il percorso di vita lo affrontiamo con i nostri occhi, le persone vanno e vengono. Raramente realizziamo di vivere dentro a un corpo che controlliamo solo noi. Non so se mi spiego, comunque gli amici veri e stretti non so chi siano.. seguo l'istinto e sto con chi mi fa stare più bene che male. Nel tempo ho scoperto che ad alcuni amici probabilmente ho trasmetto più negatività che positività e quindi si sono allontanati, come ho fatto anch'io con altri che sono riusciti sempre più a deludermi e stupirmi negativamente.

      Elimina
  2. Tra l'altro notare l'italiano orrendo che aggiunge un tocco di stile al commento ahah (sempre io!)

    RispondiElimina

Scrivo per condividere, quindi lasciate pure una vostra impronta...