venerdì 22 febbraio 2013

E poi hai paura di psicoanalizzarti


Vedi "Noi siamo infinito" e ti riconosci nel personaggio: scrivi scrivi scrivi, ma non vivi. Riconosci la sofferenza altrui e non capisci perché, rimanendo esterno, sentendotici. Non capendo quale "zia" possa averti traumatizzato sin da piccolo, non capendone comunque il perché. Ti senti piccolo e per niente infinito, in questa sera. E poi hai paura di psicoanalizzarti, pensi nessuno ne sarebbe all'altezza. Cerchi esperienza e ricordi il curriculum della preside del liceo di Via Ripetta... Una vita di vincite, di concorsi, di esperienze, appunto. Tu sei solo e rimani solo e la svolta in cui dirai "penso di non aver più il tempo di scrivere" ti sembra lontana, troppo lontana. Lo sguardo è fisso e mamma entra per dirmi di sistemare alle 23:54, perché domani viene Dario e vogliamo fare un dolce. Mentre piangi guardando tutto il film, non solo la fine, non sai a chi pensare e ora che scrivi riinizi a lacrimare, perché non sai chi chiamare, a chi mandare un "SOS" stile "Pretty Little Liars", perché ognuno è preso da altro, ma nessuno davvero da te. Tua sorella ti ha detto una volta che hai compiuto queste scelte per "bisogno di attenzioni", ma tu sai che non è così e quasi sorridi. Sai che in realtà vorresti tutto diverso, non attenzioni, vorresti non essere nato e mentre lo scrivi temi che qualcuno lo legga e ti uccida credendo di farti un favore. Solo che mentre scrivi anche questo dilagamento mentale immagini che ti prenderanno per pazzo, ma ti sei già dato del pazzo paragonandoti al protagonista del film. Il problema è che non credo tutti ci si sentano, anzi forse quasi nessuno. Magari c'è la massa, la maggioranza che vede il film dall'esterno, come fosse una fiaba e l'unico momento in cui si sente coinvolta è quando si parla di gioventù, di feste, di amori random, di paure e dispiaceri. Ma non di quell'orrore, di quello sguardo d'insieme che fa rabbrividire e stranire, che ti fa assumere quella posa statica, fisicamente alterabile, ma emotivamente no. Chini la testa dall'altro lato, chiudi leggermente gli occhi, per poi riaprirli lentamente, quasi come quando ti hanno definito "gatta morta" e sorridi dentro, ma il volto non cambia, ingoi quel misto di lacrime e muco che non ti va di soffiare e smetti di scrivere.

Buonanotte

ps: e ti accorgi di avere scritto il tutto sul tuo altro blog, copia incolla, no probl

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