sabato 6 luglio 2013

Perché io sono anche voi e voi, probabilmente, siete anche me.

A volte dimentico per quale motivo ho aperto questo blog, altre mi dispiace non ricordare tutto quel che penso di voler scrivere. L'intenzione era quella di potermi aprire a me stesso più che agli altri. Leggermi e comprendere dopo qualche tempo quali potessero essere i miei problemi reali. Ovviamente ora che mi rimetto a scrivere da ispirato devo cenare, ma eccomi di nuovo qui, preso però da "Pretty Little Liars", mi odio. Volevo scrivere molto, vedrò dopo.
In realtà mi viene da scrivere di come mi stia trattenendo, in attesa della realtà che mi aspetto a Milano. La mia è una delusione generale, ma non mi va di affrontare la questione, semplicemente non ho voglia di far nulla perché non ho fiducia, né speranza. Direi che l'unica soluzione che vedo consiste nello spostarmi da qui e nello scoprire, una volta che starò da solo, cosa può aspettarmi.

          Ho amici che ho voluto allontanare, dubbi che non vorrei mai essermi posto, ideali che non mi sarei mai dovuto creare e sogni che rimarranno tali fino a che non sarò decomposto. Mi divora questa consapevolezza, la coscienza contemporanea di troppe realtà, tutte quelle che le persone intorno a me non voglio accettare io abbia già realizzato. Non sono stupido, sono solo poco furbo. Voi accettate, per voi funziona così, bisogna adeguarsi. Perché? Non riesco neanche a mostrare sincera spontaneità con le persone a me più vicine, non esiste nessun legame, nessuna fiducia. Mi riduco sempre da solo, alla fine. Quando servo ci sono, sono disponibile. Perché, però, le persone mi danno per "a parte"? Il mio atteggiamento d'astio innato nei confronti del convenzionale non implica una ricerca di rapporti così alienanti e univoci. Siamo in due, le direzioni. Io trasmetto, do, ma mai ricevo. Quelle piccole dimostrazioni, quegli enormi supporti. Mancano. 
          Credevo sarebbe stato tutto diverso, perché avevo fiducia in me, perché ero un modello da seguire, perché ero ambizioso, intraprendente, intuitivo. Forse lo sono ancora, ma troppo. L'eccesso non è mai un bene: ho portato all'esasperazione quei vecchi difetti che mi caratterizzavano positivamente, quelli che ora mi dilaniano corpo e anima. Mi ammalo facilmente, mi piango addosso, non trovo pace, non trovo serenità. Mi trascino da lì a qui, da qui a lì, per trovare scampo alla concretezza.
Non penso di averlo già scritto, ma non importa, a Milano mi sono trovato a dormire in un hotel una notte. Avevo discusso con la persona che iniziavo a sentire tra le più vicine possibili lì, la stessa persona che mi aveva offerto ospitalità per quei giorni in cui ero risalito. Ero vuoto, umiliato da atteggiamenti che non meritavo, perché non so mentire, perché mi sentivo in colpa. E invece di accettare la sincerità, la purezza dietro ai pessimi gesti che avevo compiuto, sì, ma ammesso il più presto possibile, mi sono dovuto sorbire un trattamento speciale. Sinceramente non ero mai stato trattato così, mi è servito anche quello. La gente perde fiducia più facilmente di quanto credessi. Si è riusciti a rimuovere quasi un mese insieme, di bei momenti, per quanti pochi, solo a causa di qualche errore che neanche sono riuscito a mantenere per me. 
           Non so cosa voglio, mi proietto nella mia stanza da solo, illuminato dai raggi che filtrano dalla finestra, disposto a una nuova giornata, perché è questo che mi irrita, dover pensare di scrivere "pronto a...", ma no. Non posso dire "pronto a", perché intenderebbe l'accettazione di qualcosa che NON HO SCELTO. Sono inconcludente, sono inaffidabile allora. Certo. Forse non mi curo troppo di quel che le persone riescono a dire, ma quando si passa alle azioni ci sentiamo tutti coinvolti, no? Pensate di non sbagliare? Pensate di avere e che avrete sempre il coltello dalla parte del manico? Non illudetevi, perché per quanto possa risultare presuntuoso quando pretendo di conoscere e individuare subito una persona, posso rivelare che non serve presunzione per affermare di aver compreso tante realtà esistenziali che la maggior parte delle persone che ho intorno o accetta, o omette, o ancora non ha scoperto. 
       Non riesco a sopportare nessuno, nulla. Poi rimarrei solo, ma forse aspetto solo quello. Una motivazione che mi spinga a terminare questa punizione, quest'agonia che è la vita. Lo è perché è con voi, con voi che non meritate. Certo, qualcuno si salva al momento, ma anch'io non merito. La razza è quella. Puoi non temere una bestia carnivora fino a che mantiene la quiete e si fa accarezzare, ma prima o poi ringhierà e avrà fame. Siamo nati per dimostrare quanto ci sarebbe da correggere. Esteticamente, organicamente siamo opere d'arte, ma quanto spreco. Risucchiamo energia come fosse acqua dopo un allenamento. Si dice che l'energia non si crei né si distrugga, ma si trasformi. Io, appunto, ritengo che l'uomo sia l'eccezione, colui nato per assorbirne, sprecarne, gestirne malamente le dosi, fino alla fine. Quando capiremo? Quand'è che sarà desueta la citazione di quella storia che narra quanto l'uomo fosse stolto nel pensare solo a quanto stesse sprecando risorse? Il problema non è cosa dobbiamo fare o meno, la nostra vita è effimera, e non riesco ad accettare che questa merda sia la prima, l'ultima, l'unica sensazione che mai questo compendio di elementi potrà creare. Non posso crederci, perché è tutto così rovinosamente già sfasciato, io non ho la forza di reagire a troppe situazioni, a troppi contesti che mi buttano giù. Non c'è da fare i forti, sono il primo a mantenere potenza solo vivendo ogni singolo giorno, perché non ho fortuna, non ho furbizia, non ho meriti riconosciuti, non ho nessuno. 
       Secondo me nel subconscio tutti vorremmo essere compresi e valorizzati per ciò che riusciamo a pensare, per quel che crediamo siano fondamenta di una riflessione, la nostra, indistruttibile.
Vi sorprenderò, però, perché se vi sentite già pronti a giudicare, ad attaccare, se vi siete sentiti in causa, piccoli miseri cani, perché ho offeso il genere umano dimostrando di avere manie di superiorità, be', sono il primo a mettere in dubbio ogni singola riflessione, solo perché magari avrei dovuto mangiare qualche grammo in più di cioccolata negli ultimi giorni. Siamo debole chimica, le mie riflessioni sono nulle, perché crepremo tutti, insulsi e deboli: dal primo all'ultimo. Non createvi ideali da imitare, non prendete modelli da seguire. Limitatevi all'ispirazione, al prendere spunto, perché chiunque voi crediate un idolo ha i suoi dubbi, le sue paure e i suoi modelli, proprio come voi.
         Trattando d'altro, detesto gli uomini che godono nel vedersi molto apprezzati da chi dicono di amare. Quel compiacimento sorridente che mi disgusta, ma, in fondo, cos'è che non mi disgusta?
Oggi sono così, mi piace portare le persone allo stremo, mi piace credere che non ci sia persona degna. 
Riesco persino a temere che in un regime più rigido quel che ho scritto sarebbe punibile legalmente, perché ormai, non mi aspetto più molto da questo genere: tutte le lotte, le guerre affrontate per arrivare dove siamo, dovremmo darle per scontate (in senso positivo: archiviarle), per andare avanti, per combatterne di nuove. Io lotto così, cercando di far realizzare agli altri quel che GLI ALTRI MI HANNO PORTATO A CREDERE. Perché io sono anche voi e voi, probabilmente, siete anche me.

Mi ha appena spiazzato la frase di Coelho: "Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione".
Io non penso la mia sia solo un'opinione, perché non ho proprio una vita convenzionale o che segua schemi dettati da altri, o meglio li segue ma a modo mio, a tempo mio... Perché non sono furbo, ma perché so che proverò a cambiare qualcosa se riuscirò ad uscire da questo vortice. Quindi date l'esempio che volete notare nel cambiamento. Non servono manifestazioni, combattimenti, spiegazioni. Siate spontanei, siate creativi.
E non dimenticate il titolo del blog, che penso mi rappresenti decisamente: Tutti sba(di)gliamo.

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