venerdì 12 dicembre 2014

Basta e avanza, ma se togli quel che avanza, già non basta più

Vi è mai capitato di iniziare a percepire l'eco di una potenziale "joie de vivre"?

Come fosse arrivato quel momento in cui, brick by brick tutto inizia a costruirsi o, meglio, a farsi costruire intorno a me. Mia madre diceva da anni "vedrai che appena inizierai a trovare l'inizio della strada, piano piano non potrai che percorrerla e tutto ti verrà così semplice", quasi a dire che avrei dimenticato come si soffre. Si soffre comunque, ma è dolce. Inizio ad assaporare quella sensazione, una sorta di realizzazione che va oltre il sociale e il sentimentale, li abbraccia sì, ma non li stringe, li porta con sé e mi fa sorridere, finalmente. Sono lacrime di gioia quelle che scorrono tiepide sulle mie guance, sono ricordi e timori quelli che hanno iniziato a scavare dentro, ma la pala per ora rimane incastrata nel terreno e visualizzo me, in questa distesa sconfinata di terra bruciata, con un piede sulla pala incastonata nel suolo e lo sguardo verso l'orizzonte, un mezzogiorno lucente che finalmente mi illumina il viso, troppo tempo tenuto nascosto alla luce perché chino durante la scavatura. 

Mi sento inspiegabilmente sereno, non felice, quello sarebbe un singhiozzo. Qualcosa che non è certezza, ma sollievo. Ringrazio, non chi o cosa, ringrazio e basta. Genero energia che mi convinco sia funzionale a ciò che io e la stessa energia di cui mi convinco abbiamo realizzato. Grazie, grazie, grazie.

Oggi mi accompagna questa, meno spirituale di quel che ci si aspetterebbe, ma complice.



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